Mosca dell’olivo: quando trattare e come tarare la pompa per una bagnatura efficace
La mosca dell’olivo è una delle principali minacce per questa pianta, poiché depone le uova dentro la drupa, cioè l’oliva ancora attaccata al ramo. La larva scava al suo interno consumando il frutto e, quando si individuano i segni della sua presenza, la produzione è già compromessa.
Per questo gli agricoltori eseguono controlli a campione sulle olive nel corso della stagione e intervengono bagnando le chiome con una miscela di insetticida specifico. La riuscita dipende anche dall’uso di strumenti efficaci e ben calibrati: una pompa inefficiente disperde a terra buona parte del prodotto.
Su questo secondo fronte lavora Archman, che da oltre quarant’anni produce a Maniago attrezzi per la potatura e i trattamenti, comprese le pompe irroratrici a spalla a batteria da 12 e 16 litri.
Indice
- Che cos’è la mosca dell’olivo e in quali zone colpisce di più
Come riconoscere la presenza della mosca olearia
Quando eseguire il trattamento contro la mosca olearia
Il monitoraggio con trappole cromotropiche e campionamento delle drupe
Trattamento adulticida e larvicida: due modi diversi di bagnare la chioma
Come tarare la pompa irroratrice per una bagnatura efficace
Ugello, pressione e verifica sulla pianta
Pulizia della pompa a spalla dopo l’uso
Errori comuni nella distribuzione del trattamento contro la mosca olearia
Che cos’è la mosca dell’olivo e in quali zone colpisce di più
La Bactrocera oleae è una piccola mosca di circa 5 millimetri che si riproduce solo sulle olive. Secondo la scheda del servizio fitosanitario ERSA, l’adulto ha ali trasparenti con una macchia scura all’apice, capo giallastro e addome rossiccio; la larva è chiara, priva di zampe e a maturità arriva a 6-7 millimetri.
Questo insetto carpofago sverna come pupa nel terreno. Gli adulti tornano attivi nell’oliveto verso metà giugno e in luglio depongono le uova nelle drupe, quando queste hanno raggiunto i 7-8 millimetri di diametro.
Presente in tutto il Mediterraneo, il parassita colpisce ogni regione olivicola italiana ma non con la stessa forza. Gli attacchi si aggravano dove l’estate resta umida e mite, quindi nelle fasce costiere e nelle zone settentrionali dell’areale, e perdono intensità negli ambienti interni caldi e siccitosi.
Come riconoscere la presenza della mosca olearia
Il primo segno della mosca dell’olivo si nota sulla buccia del frutto: incidendo la drupa per deporre, la femmina lascia una puntura di ovideposizione visibile a occhio nudo. È una macchia triangolare dai contorni netti e di colore violaceo, spesso con un leggero rigonfiamento attorno.
Tagliando l’oliva è possibile vedere l’azione della larva, che scava una galleria nella polpa fino a svuotare del tutto la drupa. Quando esce, lascia un foro circolare di circa un millimetro, netto e riconoscibile. A quel punto il frutto non solo è inutilizzabile, ma diventa anche vulnerabile a muffe e batteri.
L’infestazione è riconoscibile anche da lontano: olive cadute ai piedi degli alberi più esposti, drupe raggrinzite sui rami e adulti che ronzano intorno alle chiome nelle ore più fresche.
Quando eseguire il trattamento contro la mosca olearia
La difesa dell’oliveto contro la mosca olearia segue la maturazione dei frutti. I controlli a campione vanno svolti per tutta la stagione, mentre la bagnatura con insetticidi specifici va fatta coincidere con l’indurimento del nocciolo, tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio. Prima di quel momento la drupa non regge la deposizione delle larve e ogni trattamento sarebbe inefficace.
L’utilizzo di insetticidi dovrebbe essere accompagnato dall’uso di caolino e poltiglia, che ormai sono riconosciute universalmente come efficaci, date a luglio.
Da lì in avanti il criterio per giudicare l’entità del danno e il tipo di intervento è la percentuale di frutti colpiti. Si raccoglie un campione di olive, si contano quelle che ospitano uova o larve vive e la quota sul totale conferma l’infestazione attiva.
I disciplinari regionali di produzione integrata stabiliscono le soglie entro cui intraprendere i trattamenti, con valori che cambiano da una regione all’altra. Si va dal 3-5% di infestazione attiva sulle olive da olio fino al 10-15% calcolato sulle sole punture fertili. Sulle olive da tavola il margine è molto più stretto, intorno al 2%, perché una singola cicatrice rende il frutto invendibile.
Il monitoraggio con trappole cromotropiche e campionamento delle drupe
Al campionamento va affiancato un secondo strumento: le trappole cromotropiche gialle, controllate ogni settimana da metà giugno a fine settembre. Questi dispositivi, segnalando la presenza degli adulti e l’andamento della popolazione, indicano quando conviene tenere pronta l’attrezzatura per irrorare le piante col pesticida.
Il campionamento delle drupe misura, invece, quanto l’oliveto è realmente colpito. Si raccolgono 100-200 olive per appezzamento omogeneo, ogni settimana da luglio fino alla pre-raccolta, contando punture fertili, uova, larve vive e fori di uscita. Le catture segnalano la pressione in arrivo, l’infestazione attiva apre la finestra per intervenire.
Trattamento adulticida e larvicida: due modi diversi di bagnare la chioma
Contro la mosca dell’olivo si può lavorare in due modi, a seconda dello stadio dell’infestazione e, quindi, del bersaglio:
il trattamento adulticida intercetta l’insetto mentre si posa sulla vegetazione, perciò la bagnatura della chioma deve raggiungere anche i punti in cui il parassita va a posarsi. Questo richiede una copertura a macchia di uno o due metri quadrati nella fascia alta della chioma, sul lato esposto a sud-ovest. L’erogazione deve essere regolata su una goccia grossa, che si depositi e resti sulle foglie. Si raccomanda indicativamente mezzo litro di miscela per pianta. Non serve coprire tutto l’oliveto, ma agire prima di tutto sul perimetro (più esposto) e proseguire a filari alternati;
l’intervento larvicida mira, invece, alle larve già depositate nelle drupe. Quindi la pompa deve avere un getto abbastanza ampio e potente da irrorare in modo completo ed efficace tutta la chioma, parti interne comprese, con una goccia fine e uniforme. Il volume di prodotto aumenta in proporzione alla vegetazione e nessun olivo può essere saltato: il trattamento va applicato a tappeto.
Come tarare la pompa irroratrice per una bagnatura efficace
Per calibrare correttamente la pompa irroratrice si comincia dal serbatoio: il volume della miscela da utilizzare si ricava moltiplicando i litri previsti per pianta per il numero di olivi da trattare.
La bagnatura a macchia di duecento piante a mezzo litro, per esempio, richiede cento litri: poco più di sei cariche di un serbatoio da 16 litri.
Serve poi conoscere la portata reale dell’ugello per irrorare la pianta con la giusta quantità di prodotto. Prima di iniziare la bagnatura, basta aprire la lancia per un minuto scaricando in un recipiente graduato: dal volume raccolto si ricava quanti secondi restare su ogni olivo. La prova va ripetuta a fine giornata, perché un componente consumato cambia la portata senza darlo a vedere.
Ugello, pressione e verifica sulla pianta
La dimensione della goccia si governa con l’ugello e con la distanza di lavoro, dato che le pompe a batteria erogano a pressione costante. Quelle della gamma Archman sono tarabili tra i 4 e 5 bar, con ugelli intercambiabili e una gittata che arriva fino a 7,5 metri.
Uno spruzzo pieno e l’avanzamento lento permettono la bagnatura a macchia; un'irrigazione a cono e un passaggio più ampio sono funzionali alla copertura totale. Si può verificare l’effetto direttamente sulla foglia, che deve risultare umida in modo uniforme senza gocciolare: il trattamento che cola finisce al suolo e quindi va perso.
Pulizia della pompa a spalla dopo l’uso
È importante procedere a pulire la pompa irroratrice il giorno stesso dopo l’utilizzo, così da non lasciare depositi di prodotto nelle meccaniche, che potrebbero formare incrostazioni e compromettere il funzionamento. Il lavaggio si esegue caricando acqua pulita nel serbatoio e si aziona il dispositivo scaricando dalla lancia. Dopodiché si smontano ugello e filtro per pulirli a parte.
Prima di rimontare tutto, il serbatoio va svuotato e la batteria staccata, da conservare parzialmente carica all’asciutto.
Errori comuni nella distribuzione del trattamento contro la mosca olearia
La miscela per contrastare l’infestazione della mosca dell’olivo non va erogata sulle piante nelle ore centrali del giorno, perché le alte temperature fanno evaporare il prodotto velocemente, mentre gli insetti adulti restano al riparo ed escono quando rinfresca. Si raccomanda di lavorare al mattino presto o verso sera, quando il trattamento resta sulle piante e la bagnatura è più efficace.
Anche il vento costituisce un fattore da non sottovalutare, poiché sposta il getto d’irrigazione e il bersaglio non viene colpito a dovere. Inoltre, sempre in tema di condizioni atmosferiche avverse, dopo una pioggia battente bisogna ripetere il trattamento, perché le precipitazioni lavano via il prodotto dalle piante, lasciandole nuovamente esposte.
Un altro errore è non svolgere una corretta manutenzione della pompa irroratrice: non pulire il dispositivo a fine giornata, non controllare il funzionamento dell’ugello, non asciugare correttamente la lancia. Un componente ostruito altera la quantità di prodotto erogata, influendo sulle stime fatte inizialmente.
Hai bisogno di una consulenza su quale attrezzatura utilizzare per trattare il tuo lotto contro la mosca dell’olivo? Contattaci e ti aiuteremo a trovare la soluzione migliore per le tue esigenze.
Domande frequenti
È possibile utilizzare la pompa irroratrice per trattamenti biologici contro la mosca dell’olivo?
Assolutamente sì. Trattandosi, però nella maggior parte dei casi, di polveri bagnabili, l’impiego richiede accorgimenti specifici per non usurare la pompa a spalla. È fondamentale pre-miscelare accuratamente la polvere in un secchio a parte prima di versarla nel serbatoio, passando sempre il liquido attraverso il filtro a tazza per bloccare eventuali grumi. Durante l’erogazione, si consiglia di utilizzare un ugello con un foro leggermente più ampio e di mantenere una pressione costante elevata. Occorre anche agitare lo zaino di tanto in tanto per evitare che il preparato si depositi sul fondo, rischiando di occludere il sistema di pescaggio.
Quali dispositivi di protezione sono necessari durante l’irrorazione dell’oliveto?
L’utilizzo della pompa irroratrice, specialmente quando si imposta un ugello a goccia fine per un trattamento larvicida a tappeto, genera una nebulizzazione che può essere facilmente inalata o entrare in contatto con la pelle. Per operare in totale sicurezza, l’operatore deve sempre indossare DPI certificati, anche all’aperto. Il kit base comprende una tuta protettiva idrorepellente, guanti in nitrile a maniche lunghe e stivali in gomma. Per la protezione delle vie respiratorie e degli occhi, è indispensabile utilizzare occhiali a tenuta stagna e una semimaschera con filtri combinati (solitamente di tipo A2P3), in grado di bloccare sia i vapori che le microparticelle liquide disperse nell’aria.
Come si raggiungono le chiome degli ulivi più alti senza disperdere il prodotto?
Per trattare ulivi di grandi dimensioni o con una struttura a vaso policonico molto alta, è necessario sfruttare al massimo la potenza della pompa irroratrice, impostando la pressione sui 4-5 bar. L’ugello va regolato stringendo leggermente il cono di erogazione: un getto più concentrato e meno nebulizzato aumenta la gittata utile verso l’alto (che nei nostri modelli professionali arriva oltre i 7 metri). Così, la miscela bagna uniformemente l’apice della chioma senza volatilizzarsi.
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